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Clo
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sabato 30 gennaio 2016

Pasta con le cime di rapa e cozze

 

Un buon primo gustoso dove si incontrano i sapori della terra e quelli del mare, i sapori del sud e, in particolare, quelli della Puglia. Un connubio straordinario tra le cime di rapa, un ortaggio povero dal sapore deciso, e le cozze, gustosi e saporiti molluschi. Un matrimonio perfetto dove la piccantezza del peperoncino dona al piatto quella che si dice, una marcia in più.

Ingredienti per 4 persone

320 g di pasta
500 g di cime di rapa
800 g di cozze
2 spicchi di aglio
peperoncino fresco o secco q.b.
un mazzetto di prezzemolo
sale q.b.
olio extra vergine d'oliva


Pulire le cime di rapa eliminando i gambi duri e le foglie più grandi. Lavarle più volte sotto l’acqua corrente per eliminare i residui di terra. metterle a bollire in abbondante acqua salata per circa dieci minuti, (volendo si possono cuocere anche al vapore). Dopo averle scolate, passarle sotto un getto d'acqua fredda per preservarne il colore verde brillante. Togliere i semi al peperoncino e tagliarlo a pezzettini. Pulire le cozze con l’aiuto di uno spazzolino con setole dure o con una paglietta da cucina e passarle velocemente sotto l’acqua fredda. Togliere le eventuali incrostazioni con un coltellino eliminando da ogni cozza il bisso (la barbetta) che fuoriesce dalla conchiglia, lavarle nuovamente con cura. Farle aprire in una larga padella con un giro d’olio extravergine, uno spicchio d'aglio, peperoncino e un mazzetto di prezzemolo. Quando saranno tutte aperte staccare i molluschi, filtrare con un colino a maglie fitte il liquido di cottura e tenerlo da parte. In una pentola mettere a bollire abbondante acqua salata e, quando inizia il bollore, buttare la pasta. In una padella capiente versare dell’olio extravergine d’oliva,  aggiungere uno spicchio d’aglio schiacciato e del peperoncino. Quando il tutto è caldo ripassare le cime di rapa precedentemente tagliate grossolanamente con le forbici da cucina. Eliminare l’aglio, unire le cozze e far amalgamare i sapori solo qualche minuto a fuoco vivace con una parte del liquido delle cozze tenuto da parte, salare. Scolare la pasta molto al dente tenendo da parte un po del liquido di cottura e farla saltare nella padella insieme alle cime di rapa e le cozze, aggiungendo ogni tanto il restante liquido delle cozze filtrato e al, bisogno, un po’ d’acqua di cottura della pasta.  Servire la pasta con un giro di buon olio e, se piace, ancora del peperoncino.

Ho usato per questa ricetta una pasta che amo molto: la Pasta Cocco. Una pasta di grano duro trafilata a bronzo. La scelta del formato non è stata ragionata ma costretta perché in casa avevo solo le farfalle (molto grandi). Il risultato è stato più che soddisfacente e solo per questo ho voluto mettere la foto. 
 
 
 
 
 

lunedì 13 luglio 2015

Pasta con tonno fresco e melanzane



Una ricetta  ricca di sapore, poco impegnativa nella preparazione; un primo  protagonista di una cena con gli amici in questa calda estate.

Ingredienti per due persone
160 g penne rigate
una bustina di zafferano (io di Navelli 0,1 g)
un trancio di tonno fresco in solo pezzo  
2 melanzane lunghe con la buccia scura
4 cucchiai di vino bianco secco
1 spicchio d' aglio
farina 00 (o di riso) q.b.
qualche rametto di menta fresca
peperoncino
olio evo q.b.
olio si semi di arachidi per friggere
Lavare ed asciugare le melanzane, tagliarle a fette verticali alte 1,5 cm. Eliminare la polpa centrale lasciandone solo 1,5 cm. attaccata alla buccia e ridurle a cubetti. Passarle nella farina, e dopo aver tolto quella in eccesso, friggerle in padella con abbondante olio di semi caldo insieme a 5 foglie di menta. Quando saranno leggermente dorate, scolarle con un mestolo forato e far assorbire l'olio in eccesso su carta assorbente da cucina. In una seconda padella scaldare 2 cucchiai di olio evo, aggiungere l’aglio, il peperoncino, unire il tonno fresco precedentemente tagliato a dadini di 1,5 cm. Lasciare insaporire per 2 minuti a fuoco medio, versare il vino e mescolando delicatamente lasciare cuocere 4-5 minuti. Salare il pesce e a fuoco spento aggiungere qualche foglia di menta tagliata grossolanamente con le mani. Lessare la pasta in abbondante acqua bollente salata con lo zafferano. Scolarla al dente e condirla in una ciotola con le melanzane fritte, il tonno, un filo di olio evo e servirla con foglie di menta fresca. 

A volte mi piace finire il piatto con una manciata di pinoli tostati.

 

 

lunedì 30 marzo 2015

Gnocchi di pane e spinaci (Strangolapreti)

 
 
Il pane è il cibo che ricicliamo più degli altri; si utilizza infatti in molte preparazioni tipiche regionali. Questa che ho scelto per riciclare del buon pane di Genzano raffermo, è una ricetta tipica della cucina  trentina;  gli strangolapreti, gnocchi di pane raffermo e spinaci, conditi con del buon burro fuso aromatizzato con salvia fresca e grana del Trentino. Un piatto povero, veloce da preparare e che, oltre al pregio del riciclo, fornisce alla semplicità del pane e degli spinaci un gusto raffinato ed un eccezionale mix di sapori.
Ingredienti
200 g  di mollica di pane raffermo
400 g di spinaci freschi
un uovo intero e un tuorlo
300 ml circa di latte intero
15 g di  farina
50 g di parmigiano grattugiato (o grana trentino)
50 g di burro
un rametto di salvia
sale, pepe, noce moscata q.b.
farina q.b.
Tagliare a pezzettini piccoli la mollica di pane, lasciarla ammorbidire in una ciotola con il latte tiepido. Mondare e lavare bene gli spinaci, lessarli in pochissima acqua leggermente salata per pochi minuti, scolarli, passarli sotto l’acqua fredda e strizzarli molto bene. Tritarli con il coltello e metterli in una ciotola capiente, aggiungere la mollica del pane ben strizzata, il parmigiano, la farina. Unire l’uovo intero con il tuorlo sbattuti a parte, salare, pepare e se piace, aggiungere noce moscata.  Amalgamare bene tutti gli ingredienti fino ad ottenere un composto compatto lavorabile con le mani (se serve aggiungere del pangrattato). Formare delle palline del peso di 10 g l'una o, come ho scelto di fare io; pesare piccole porzioni d'impasto del peso di 20 g l’una e dare una forma ovale come una noce. Passare gli gnocchi nella farina, tuffarli in acqua bollente salata (bollore dolce) pochi per volta per evitare che si attacchino l'uno con l’altro e mescolarli delicatamente. Quando tornano a galla sono cotti, scolarli con un mestolo forato e adagiarli in un piatto largo. Condirli con burro fuso aromatizzato con foglie di salvia,  parmigiano reggiano e pepe appena macinato.   
 

Si può trasferire il composto sulla spianatoia leggermente infarinata e, dopo aver formato dei salsicciotti di 2 cm di diametro, tagliare dei pezzettini lunghi 2-3 cm e procedere come sopra per la cottura.
 
 


sabato 14 giugno 2014

Gnocchi di ricotta





Una ricetta di Montersino da tempo tra quelle che volevo provare. L'occasione è arrivata da una buonissima ricotta di pecora presa in un paesino dell'Abruzzo. Ho deciso di ...sacrificarne... una parte per preparare questi gnocchi dal gusto semplice e delicato, che si adattano a diversi condimenti.

Ingredienti
500 g ricotta di pecora
200 g farina
1 uovo intero
35 g di erba cipollina fresca
sale, pepe, noce moscata q.b.

In una ciotola capiente mescolare la ricotta con l’uovo sbattuto a parte, il sale, il pepe e una grattata di noce moscata. Aggiungere la farina e lavorare velocemente il tutto. Continuare a impastare sulla spianatoia, unire l’erba cipollina tagliata a pezzettini piccoli (con il coltello o con delle forbici da cucina) fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo. Solo se serve aggiungere farina (poca).
Formare dei cordoncini di spessore di un dito, tagliare dei piccoli gnocchi di 2 cm., farli scivolare su un riga-gnocchi o su i rebbi di una forchetta pressando leggermente con il dito pollice. Disporli in una teglia coperta con carta forno. Cuocere gli gnocchi in abbondante acqua salata, scolarli con un mestolo forato e farli insaporire in padella con il sugo preparato.

Io li ho provati con un semplice sugo di pomodoro fresco per assaporare meglio il gusto delicato di questi gnocchi. In un piatto ho messo un po di pomodoro, ho disposto gli gnocchi e ho finito con una cucchiaiata di pomodoro, parmigiano e un filo di olio evo.

Sono da provare con un bel sughetto di pesce che ho gia in mente...!

 


lunedì 3 febbraio 2014

Tortelli di zucca



Un piatto della cucina Mantovana tipico della vigilia di Natale. Adoro questa ricetta e quando trovo la zucca adatta: polpa dura, pastosa, dolciastra, (la mantovana) mi metto subito all’opera. A Roma non è facile trovarla ma dopo varie ricerche ho finalmente avuto successo al mercato di campagna amica del Circo Massimo. Nella ricetta originale è presente la mostarda; in questa mia ricetta non l’ho messa ma vi assicuro che il risultato è comunque molto gradevole. A voi decidere se rispettare la ricetta originale o questa mia variante. Io le ho provate tutte e due e vi assicuro comunque la buona riuscita del piatto.

Per circa 70/80 tortelli

Per la sfoglia
300 g di farina 00
100 g di farina di grano duro
4 uova
un pizzico di sale

Per l’impasto
800 kg di polpa cotta di zucca
150 g di mostarda tagliata a pezzettini piccoli (ricetta originale)
150 g di amaretti poco dolci e secchi
120 g di parmigiano grattugiato
sale e pepe q.b.
noce moscata

condimento
burro, salvia, pepe q.b.

per guarnire
amaretti sbriciolati grossolanamente e foglie di salvia fresche

Lavare e asciugare la zucca, tagliarla a spicchi grossi, eliminare i semi e i filamenti. Cuocerla in forno a 220° su carta forno e toglierla quando la forchetta entra bene nella polpa. Farla freddare e con un cucchiaio spolpare i pezzi eliminando la buccia esterna, il primo strato che si è formato sulla polpa, le parti bruciacchiate. Passare la polpa nel  passaverdure o con lo schiaccia patate, oppure, come preferisco io, schiacciarla con la forchetta. Raccogliere la polpa in una ciotola capiente, unire gli amaretti tritati finemente, il parmigiano, una grattatina di noce moscata, salare e pepare (aggiungere la mostarda). Se l’impasto dovesse risultare troppo morbido aggiungere parmigiano o del pangrattato.Questo impasto coperto con pellicola trasparente si può lasciare in frigorifero anche per 4/5 giorni. Io lo preparo sempre il giorno prima di preparare i tortelli per far amalgamare tutti i sapori.
Per la sfoglia lavorare sulla spianatoia le farine con le uova; stenderla a mano con il mattarello oppure usare la macchinetta adatta. Formare delle strisce, sistemare sulla sfoglia dei mucchietti di impasto di zucca ben distanziati tra di loro. Consiglio di spennellare i bordi delle strisce di pasta con un pennello bagnato con acqua. A questo punto coprire con un’altra striscia di sfoglia, far aderire bene le due parti premendo e cercando di far uscire l’aria. Tagliare con la rotella con il bordo ondulato dei quadrati 5x5 cm..  
In una padellina sciogliere abbondante  burro (secondo la quantità dei tortelli), delle foglie di salvia e un pizzico di pepe. Lasciare insaporire senza lasciare imbiondire il burro.
Cuocere i tortelli in abbondante acqua salata, scolarli bene con un mestolo forato e sistemarli a strati in un piatto da portata largo dove sul fondo è stato messo un po del burro sciolto. Aggiungere ad ogni  strato il burro con la salvia e terminare con burro, una leggera spolverata di parmigiano, delle briciole di amaretti e salvia fresca.

Se rimane dell'impasto, lo potete surgelare e usarlo per preparare un gradevole risotto o per condire la pasta.


mercoledì 23 gennaio 2013

Scambi interculturali: Paella Valenciana

Una ricetta internazionale dalla collega di mio marito, l'amica Carolina da Madrid per una paella.


...Ora, qui si prepara la famosa "PAELLA VALENCIANA" ....

INGREDIENTI:


PAELLA (per 6 persone)

1/3 tazza di olio di oliva
1 piccola cipolla, tritata
2-3 spicchi d'aglio, schiacciati
3-5 cucchiai di prezzemolo fresco tritato
1 pizzico abbondante di zafferano
2 cucchiai di brodo di pollo
3 petti di pollo senza pelle, tagliati in grossi pezzi
2 peperoni verdi, tagliati
1 peperone rosso, affettato
1 cucchiaino di zafferano o colorante alimentare giallo (opzionale - lo zafferano è molto costoso, un pizzico è tutto ciò che serve per il gusto, ma ne occorre di più se volete un colore più ricco)
225g (8 once) salsa di pomodoro
1 cucchiaino di zucchero
4 tazze di riso
7 tazze di acqua
sale
225g/450g (1/2 libbra/1 libbra di gamberi sgusciati (si può anche aggiungere le cozze con il guscio, gamberetti, ecc ...)
450g (1 libbra) capesante

Saltare cipolla, prezzemolo e aglio in olio d'oliva fino a quando la cipolla comincia a diventare trasparente. Aggiungere lo zafferano, i pezzi di pollo, i peperoni e soffriggere finché il pollo è diventato bianco. Aggiungere la salsa di pomodoro, zucchero, zafferano. Mescolare. Aggiungere il riso,  l'acqua e portare ad ebollizione. Sale qb. Far bollire 5 minuti, mescolando di tanto in tanto. Aggiungere i gamberetti e capesante, fate bollire per altri 5 minuti, mescolando ogni tanto. Tenere 10 minuti coperto, mescolando ogni tanto. Se il riso sembra essere  troppo secco durante gli ultimi 10 minuti, aggiungere altra acqua. Se il riso è troppo bagnato al termine dei 10 minuti, scoprire e lasciare evaporare il liquido indesiderato. La Paella deve "riposare" dopo la cottura per almeno 5 minuti (mettere alcuni fogli di quotidiani sulla pentola coperta).




English Version

Now, here it goes the famous “PAELLA VALENCIANA”….. J))

INGREDIENTS:

PAELLA (serves 6)

1/3 cup of Olive Oil
1 Small Onion, minced
2-3 cloves of garlic, crushed
3-5 tbsps minced fresh parsley
1 generous pinch of saffron
2 tbsps of chicken bullion
3 skinless Chicken Breasts, cut in large chunks
2 green peppers, sliced
1 red pepper, sliced
1 tsp of yellow food coloring (optional -- saffron is very expensive, a pinch
of it is all you need for taste but a richer color is desired)
8 oz tomatoe sauce
1 tsp sugar
4 cups of rice
7 cups of water

salt
1/2 lb - 1 lb shrimp, leave shell on (you can also add mussels with the shell on, prawns, etc…
1 lb scallops

Saute onion, parsley, and garlic in olive oil until the onion begins to become transparent. Add saffron, chicken bullion, chicken, peppers and saute until chicken has become white. Add tomatoe sauce, sugar, food coloring. Stir. Add rice & water and bring to boil. Salt to taste. Boil 5 minutes, stirring occasionally. Add shrimp & scallops, boil an additional 5 minutes, stirring occasionally. Simmer 10 minutes covered, stirring occasionally. If the rice appears to be getting too dry during the last 10 minutes, add more water. If the rice is too wet at the end of the 10 minutes, uncover and evaporate unwanted liquid. Paella must “rest” when cooked for at least 5 minutes (put some newspapers’ sheets on)




giovedì 17 gennaio 2013

Scambi interculturali: Trippa alla Romana


Con questo post iniziamo una nuova serie di contributi provenienti da un’iniziativa del capo di  mio marito. Questo attivissimo ingegnere romano, oltre ai suoi molteplici impegni lavorativi, ha voluto condividere con i suoi collaboratori un nuovo modo di scambiare cultura ed, in particolare, la cultura del cibo. Avendo la fortuna di collaborare con persone che vivono in altri paesi europei e del Nord Africa, ha iniziato a scambiare ricette tipiche Italiane con altre, altrettanto tipiche, di questi altri Paesi.  Questa iniziativa, lodevole dal punto di vista interculturale, ha avuto un grande successo tra i colleghi e tutti si sono impegnati a descrivere ed inviare alcune tra le ricette tipiche dei vari paesi di provenienza. Abbiamo quindi, per ora, la Trippa alla Romana, la Paella dalla Spagna,  la Torta di carote dall’Irlanda, il Pugging di riso dalla Grecia ed il pollo alle olive dall’Algeria. Le ricette che posteremo sono quindi liberamente tratte da questi scambi “culturali”
Iniziamo con la ricetta della Trippa alla Romana del capo (Stefano)
TRIPPA ROMANA
La trippa, “frattaglie” di bovino, è composta da diverse parti dello stomaco (rumine, foiolo, lattice). Di solito ora si può trovare in vendita anche in barattolo già precotta. Questi tagli di carne sono sempre stati un cibo per poveri consumati principalmente dalla popolazione romana. I ricchi, infatti, erano inclini verso altri tagli, anche se forse, alla fine, meno appetibili e gustosi della trippa e della pajata (per non parlare della coda).
Nelle trattorie romane, e più in generale del Lazio, il giorno del consumo di trippa era istituzionalmente, il Sabato.
Per bollire la trippa:
1 cipolla
3 o 4 chiodi di garofano
un paio di foglie di alloro
sedano
una carota
due rametti di menta.
Ingredienti
Per 4 persone:
600 grammi di trippa cotta
cipolla
600 grammi di pomodori pelati
olio extravergine di oliva
foglie di menta fresca romana
pecorino
peperoncino
1/2 bicchiere di vino bianco
saleOpzionale: una carota e una costa di sedano
Se non è già precotta, bollire la trippa insieme con la cipolla, chiodi di garofano, foglie di alloro, sedano, carota e due rametti di menta.
Una volta bollita, tagliare in strisce di circa 2 cm di larghezza.
Preparare un soffritto, preferibilmente in una pentola di coccio,  con un paio di giri di olio extra vergine di oliva, mezza cipolla tritata finemente (se lo si desidera, la carota, peperoncino e sedano), facendo rosolare il tutto per un paio di
minuti.
Quando la cipolla comincia a rosolare aggiungere mezzo bicchiere di vino bianco e la trippa. Dopo qualche minuto aggiungere i pomodori pelati, schiacciati con una forchetta, la loro salsa, condire con sale e cuocere a fuoco basso per circa 40 minuti, mescolando di tanto in tanto, in  pentola coperta. In ultimo aggiungere qualche foglia di menta.

La trippa  va servita calda con qualche fogliolina di menta e abbondante pecorino romano grattugiato.
Inutile dire, che bisogna accompagnare la trippa con abbondante pane dotare  perché la cosa più gustosa è la "scarpetta" nella salsa.
 
English version
With this post we begin a new series of contributions from an initiative of the head of my husband. This very active Roman engineer, in addition to its many work commitments, wanted to share with his co-workers a new way to exchange culture and, in particular, the culture of food. Having the fortune to work with people living in other European countries and North Africa, began to exchange recipes with other Italian, as typical of such other countries. This initiative, admirable in terms of intercultural had a big hit with all my colleagues and all are committed to describe and send some of the recipes from the various countries of origin. We therefore, for hours, tripe alla Romana, paella from Spain, the carrot cake from Ireland, the Pugging of rice from Greece and chicken with olives Algeria. Will post the recipes that are so freely drawn from these exchanges "cultural"
TRIPE ROMAN
Tripe is an “offal " bovine consists of different parts of the stomach (rumen, foiolo, lattice). Usually found on sale, jar, but already precooked food has always been a "poor", those cuts of meat for consumption by the Roman populace: the rich, in fact, could not afford or were inclined to many other cuts, maybe , in the end, even less palatable and tasty tripe, the pajata or offal (not to mention the tail).
In Roman trattorias, and more generally of Lazio, the day Member of the consumption of tripe was institutionally Saturday. Indeed, tradition, except in Lent, the menu of the week was so Roman "establishment"
To boil the tripe:
1 onion
3 or 4 cloves
a couple of bay leaves
celery
a carrot
two sprigs of spearmint.

For 4 people:
600 grams of tripe cooked
onion
600 grams of peeled tomatoes
extra virgin olive oil
fresh mint leaves Roman
pecorino cheese
chili
1/2 cup white wine
salt
(Optional: a carrot and a stick of celery)
If you are not already pre-cooked tripe boil together with the onion, cloves, bay leaves, celery, carrot and two sprigs of spearmint.
Once boiled it into strips about 2 inches wide.
The mixture, preferably in an earthenware pot, it should be done with a few rounds of extra virgin olive oil, half an onion finely chopped (if desired, the carrot, red pepper and celery), by frying the whole thing for a couple of minutes .
When the onion starts to brown add half a glass of white wine and tripe. After a few minutes add the peeled tomatoes, crushed with a fork, and their sauce, season with salt and cook over low heat for about forty minutes, stirring occasionally, in a covered pot. When almost done, I add a few leaves of spearmint.
The tripe is served

domenica 14 ottobre 2012

pane integrale con farina di farro


Con periodici rinfreschi, continua la vita del mio lievito madre e la produzione settimanale di pane che presento in questa ricetta  integrale con il farro. Consiglio sempre di preferire buone farine e biologiche. Non ringrazierò mai abbastanza RitaMonastero per avermi regalato un poco del suo vecchio lievito madre che mi ha permesso di realizzare un buon pane fatto in casa. Rita il suo lievito lo ha portato ultimamente anche in televisione nel programma geo & geo dove ha a disposizione 10 minuti tutti i martedì per parlare di panificazione, la sua grande passione.
Questa è una delle sue tante ricette di pane.

Ingredienti:
250 gr di farina integrale
100gr di farina di farro
200 gr di farina di manitoba
350 gr di lievito madre (rinfrescato il giorno prima)
250 gr di acqua
un cucchiaino di miele
un cucchiaino di sale (12 gr) (io ne metto 2 cucchiaini rasi)

Mettere le farine a fontana sul piano di lavoro e distribuire all'esterno lungo il perimetro il sale. All'interno della fontana mettere il miele, versare con la sinistra l'acqua tiepida e contemporaneamente con la destra iniziare a raccogliere la farina. Amalgamare ed aggiungere il lievito madre tenuto a temperatura ambiente per circa mezzora. Impastare con entrambe le mani  il tutto per 15 minuti sbattendo la pasta ogni tanto sul piano di lavoro. Formare un filone e metterlo in una teglia foderata con carta forno leggermente spolverata con farina integrale. Un'altra spolverata di farina sul filone ed incidere la superficie con tre tagli obliqui. Lasciare lievitare il pane coperto da un canovaccio pulito e leggermente umido fino a triplicare il suo volume (dalle 3 alle 5 ore secondo la stagione) lontano da correnti d'aria. Infornare in forno già caldo a 250° nella parte alta del forno per 30 minuti, poi nella parte bassa per altri 30 minuti abbassando la temperatura a 150°..
Sfornare il pane e lasciarlo freddare su una gratella.
Io ho preso l'abitudine di tenere il pane avvolto in un canovaccio pulito, dove si mantiene morbido per alcuni giorni.




Ad'una parte dell'impasto ho aggiunto delle noci ed ho proseguito come sopra. Il risultato è stato apprezzato e terminato in pochi minuti.





lunedì 9 luglio 2012

Pane integrale con lievito madre




Continuano i rinfreschi ormai periodici del mio lievito madre. E’ sempre li nella parte meno fredda del frigo, cresce e si moltiplica, diventando sempre più attivo. Poi arriva il giorno della  preparazione del pane che ormai accade una volta a settimana. Per me è un vero divertimento, anche se non ho molta voglia di accendere il forno causa  il caldo record di questa estate. Fortunatamente  il condizionatore  viene in mio aiuto. Questo  pane  è quello più gradito ed apprezzato in famiglia.
La ricetta è di Rita Monastero. Io ho solo sostituito la farina di farro con quella di Kamut che non manca mai in casa mia.

Ingredienti:
250 gr  farina integrale
100 gr  farina di kamut
200 gr farina di manitoba
350 gr lievito madre
250 gr circa di acqua
1 cucchiaino di miele
1 cucchiaino di sale (12 gr)

Mettere a fontana le farine setacciate sul piano di lavoro, unire il sale, il miele e impastare aggiungendo poco per volta l’acqua tiepida, fino ad ottenere un impasto sodo. Incorporare il lievito madre e lavorare per circa 15 minuti la pasta, sbattendola ogni tanto sul piano di lavoro e formare un filone. Foderare una teglia con carta forno e cospargerla con un poco di farina integrale. Mettere il filone nella teglia e incidere la superfie con tagli obliqui. Coprire con un telo pulito e bagnato. Lasciare lievitare l'impasto lontano da correnti d’aria, fino a triplicare il suo volume (in estate circa 4-5ore).
Cuocere in forno già caldo a 250° a metà altezza per 30 minuti, abbassare la temperatura a 150°,  spostare la teglia in basso nel forno e lasciare cuocere per altri 30 minuti. Sfornare il pane, lasciarlo freddare ed avvolgerlo in un canovaccio pulito. Resterà morbido per circa 4-5 giorni, poi sarà buono per una panzanella o una bruschetta.






sabato 9 giugno 2012

Spaghetti con agretti



Gli agretti (o barba di frate) è una verdura che purtroppo si trova solo per pochissimo tempo. Si consumano preferibilmente cotti al vapore o lessati, conditi con solo olio extravergine d’oliva, sale e limone. L’idea di abbinarla a un bel piatto di spaghetti, al quale secondo me si associano benissimo, l’ho presa da una deliziosa endocrinologa che la consiglia come piatto dietetico, perchè ci  illude di mangiare un’abbondante piatto con solo 50 gr di pasta. Ne viene fuori una preparazione colorata, gustosa e sana. Con questa ricetta voglio accontentare chi chiede ricette dietetiche e leggere per rimettersi in forma.

Per 2 persone
Ingredienti:
100 gr di spaghetti (con 12 minuti di cottura) anche integrali
300 gr di agretti
Olio extravergine d’oliva q.b.(o burro)
Parmigiano regiano grattugiato q.b.(o pecorino)
Mandorle non pelate, tostate e tritate grossolanamente (facoltative)

In una pentola capiente far lessare gli spaghetti per circa quattro minuti, aggiungere nell’acqua gli agretti precedentemente puliti e ben lavati. Terminare la cottura insieme ( è importante che gli agretti rimangano al dente). Scolare la pasta e condire il tutto in una ciotola con olio e parmigiano. Servire con scaglie di parmigiano e a piacere aggiungere una manciata di mandorle tritate.





domenica 3 giugno 2012

Il mio primo pane con lievito madre



Ho sempre amato fare il pane in casa ma questo è il mio primo pane preparato con lievito madre, seguendo i consigli di Rita. Infatti il lievito madre che mi ha regalato ormai vive ospite nel mio frigo, nutrito  regolarmente.e amorevolmente con acqua e farina. E’ lì disponibile a trasformarsi come per magia in un pane fragrante. Preparare il pane in casa con questo lievito è una bellissima esperienza per chi come me ama avere le mani in pasta. Il profumo dell’impasto crudo e l’aroma che si diffonde in tutta la casa durante la cottura ripagano della pazienza  e del tempo che bisogna dedicargli. Il sapore e la fragranza di un pane “casareccio” fatto con il lievito madre e con le proprie mani acquista  un valore in più in digeribilità e caratteristiche organolettiche.
Il pane è una magia fatta di pazienza e amore.

Ingredienti:
250 gr  farina di grano duro
150 gr farina 0
150 gr farina di manitoba
50 gr lievito madre
230 gr di acqua
12 gr di sale

Mescolare e setacciare le farine sulla spianatoia, unire il sale e far scendere a filo l'acqua  tiepida versandola con la mano sinistra,  impastare con la mano destra fino a formare un impasto sodo. Aggiungere il lievito e con   le mani lavorare la pasta con energia, tirandola, riavvolgendola su se stesso e sbattendola ogni tanto sul piano di lavoro. Lavorare così per 15 minuti fino ad ottenere una impasto morbido, liscio  ed elastico. Foderare una teglia  con carta forno e spargervi sopra un po’di farina. Formare  una pagnotta e adagiarla sulla teglia. Con la lama di un coltello incidere la superficie con due tagli perpendicolari o a croce. Coprire con un canovaccio pulito e spruzzare con acqua. Far  lievitare per circa 6-8 ore nel forno spento per evitare correnti d’aria. Quando il pane sarà ben lievitato togliere la teglia e riscaldare il forno a 270°. Infornare il pane a metà altezza per 30 minuti (per formare la crosta). Abbassare la temperatura a 150°, spostare la teglia in basso nel forno e continuare la cottura per altri 30 minuti. Sfornare e picchiettare la parte inferiore del pane: se suona a vuoto è cotto bene. In caso contrario, rimettere in forno per altri 5/6 minuti. Lasciare freddare il pane su una gratella. Rimane morbido per cinque giorni, conservato in un sacchetto di carta , lontano da fonti di calore.






mercoledì 16 maggio 2012

timballini di riso con carciofi


Per sei porzioni come da foto

Ingredienti:
300 gr di riso carnaroli
4 carciofi piccoli (quelli che si usano per il sott’olio)
2 scalogni
100 gr di provola o taleggio
50 gr di parmigiano grattugiato
1 uovo
vino bianco q.b.
brodo vegetale q.b.
olio evo
burro
pangrattato
sale

Pulire i carciofi eliminando le foglie più dure, le spine,  il fieno centrale e tagliarli a fettine. Metterli a bagno in acqua fredda acidula con il limone (o gambi di prezzemolo) per evitare che anneriscano. In una casseruola far appassire lo scalogno affettato, con una piccola noce di burro e un cucchiaio di olio. Versare il riso senza lavarlo e farlo tostare per circa due minuti. Bagnare con il vino e lasciare sfumare. Aggiungere un poco di brodo, lasciare cuocere il riso mescolando e quando il brodo viene assorbito, versarne dell’altro a piccole dosi. Continuare a mescolare e spegnere il fuoco quando il riso è ancora molto al dente. Mantecare con una noce di burro e il parmigiano. Mettere la casseruola a bagnomaria in acqua fredda per bloccare la cottura e freddare il riso. Sciacquare  molto bene i carciofi per eliminare il sapore del limone e farli saltare insieme allo scalogno in una padella con dell’olio evo. Tagliare a dadini il formaggio scelto.


 Imburrare degli stampini individuali e spolverizzarli con il pangrattato. Sbattere in un piattino un uovo, unirlo al riso ormai freddo e mescolare. Versare il risotto negli stampini, ricoprire il fondo e con un cucchiao farlo aderire alle pareti creando un vuoto al centro.


 Nell’incavo creato mettere qualche dadino di formaggio e 2-3 fettine di carciofo. Coprire con uno strato di risotto e sopra completare con un pezzettino di burro. Infornare a 200° per 15 minuti circa. Lasciare freddare per qualche minuto prima di sformare i timballini.

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